Il Moretto nel Duomo Vecchio

Considerato uno dei maggiori maestri bresciani del Rinascimento, Moretto si formò studiando la pittura di Vincenzo Foppa ma si aprì presto agli influssi veneti rappresentati da Giorgione, Lotto e Tiziano. Attento quindi alle radici lombarde e alla tradizione naturalistica bresciana, si spinse verso una maggiore intensità espressiva e coloristica tipica della pittura veneta.
Le sue opere costituirono un modello obbligato per i pittori bresciani successivi.
Per il Duomo Vecchio decorò la Cappella del Santissimo Sacramento con il "Convito pasquale", "Melchisedec e Abramo", "Elia confortato dall'angelo", il "Sacrificio d'Isacco", "S. Marco" e "S. Luca", in cui esprime compartecipazione emotiva, fedeltà alle fonti e volontà di attualizzare le storie.
L'"Assunzione della Vergine" (1524-1526), pala dell'altare maggiore della cattedrale, segna definitivamente il passaggio dal periodo di formazione giovanile alla maturità artistica. Paragonata da una lunga tradizione critica alla quasi coeva "Assunta" di Tiziano nella basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia, quest'opera, se da un lato mostra una struttura compositiva che non lascia molti dubbi sul richiamo tizianesco dall'altra se ne allontana immediatamente nell'uso della luce che riporta a terra l'esaltazione trionfalistica data dall'artista cadorino. L'uso della luce pare essere un manifesto di adesione totale al clima artistico bresciano. I santi condivido con gli uomini spazi attraversati da una luce naturale, mesta, umile e meditativa anche nel momento del trionfo.

PER APPROFONDIRE

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